IL PROGETTO SCUOLA
PROGETTO "KARATE A SCUOLA EDUCAZIONE, AGGREGAZIONE E BENESSERE"


PREMESSA GENERALE La FIJLKAM col presente Progetto intende rapportarsi all’istituzione scolastica, proponendo discipline di grande fascino e di tradizione millenaria che traggono origine da epoche storiche, da luoghi e da culture diverse.
Dal confronto dialettico tra le peculiarità di Lotta, Pesistica, Judo e Karate e le capacità, le esigenze e gli interessi di tutti gli studenti, riteniamo possa scaturire un arricchimento dell’azione educativa che si svolge nella scuola.
Il progetto, differenziando, adattando e modulando i contenuti delle discipline federali, vuole contribuire allo sviluppo completo ed armonico della personalità dei giovani, favorendone le iniziative ed aiutandoli a conquistare la propria identità mediante la conoscenza di attività che nella storia dell’uomo hanno rappresentato una garanzia di sopravvivenza e di cambiamento delle condizioni di vita.
Gli stimoli proposti, distinti, progressivi e graduali, vengono predisposti secondo itinerari metodologici commisurati all’età.
I moduli descritti delineano, in totale e consapevole sintonia con il progetto “Sport a Scuola”, una pratica pre-sportiva e sportiva, divertente e sicura, che si ponga come:

  • percorso di benessere psico-fisico da assumere quale costume culturale permanente;
  • mezzo per lo sviluppo delle capacità motorie e delle funzioni cognitive;
  • opportunità di espressione e socializzazione nonché di confronto;
  • momento di partecipazione attenta, motivata ed impegnata nel pieno rispetto delle regole;
  • strumento di lotta alla dispersione scolastica ed all’emarginazione.

Coerentemente con una convinta adesione al progetto “Sport a Scuola”, la FIJLKAM ritiene opportuno presentare un programma per la scuola elementare e secondaria di primo e secondo grado, sia perché lo stesso è stato sperimentato ed ampiamente collaudato, sia per sostenere al meglio l’impegno sul piano didattico e su quello organizzativo.
Sport di combattimento (Lotta – Judo – Karate) L’alfabeto motorio di Lotta, Judo e Karate è costituito da una vasta gamma di azioni di difesa e di attacco. Per acquisire tale complesso di abilità motorie specifiche, ampio e articolato, sono necessari adeguati pre-requisiti funzionali e strutturali e capacità motorie ben sviluppate. Sostanzialmente diventa di fondamentale importanza l’effettuazione di un lavoro a carattere generale prima che possa iniziare la fase di apprendimento dello specifico. Va, tuttavia, segnalato il fatto che Lotta, Judo e Karate per le loro precise valenze educative concorrono efficacemente alla formazione ed allo sviluppo di carattere generale poc’anzi indicato.
Questa affermazione può sembrare a prima vista contraddittoria ma a ben guardare in realtà, non lo è. Infatti in tali discipline l’esecuzione delle tecniche determinano lo sviluppo ottimale ed equilibrato delle capacità motorie. Strutturare, quindi, correttamente il programma di formazione significa armonizzare numerosi esercizi-stimolo a carattere generale con la specificità delle abilità motorie sportive, ovvero di quelle azioni che sono compatibili e soprattutto, stimolanti, per il conseguimento degli obiettivi posti da qualsiasi progetto educativo e formativo in ambito motorio. Il progetto, su base pluriennale, è sintetizzato nella seguente figura 1 che consente di cogliere con immediatezza gli obiettivi dell’attività.

Le fondamenta sulle quali poggiano le “strutture” sovrastanti sono costituite dai pre-requisiti funzionali (organizzazione delle condizioni neuro-fisio-psicologiche individuali) e dai pre-requisiti strutturali (condizioni fisiogenetiche, organiche, somatiche individuali), che debbono necessariamente essere sviluppate in età evolutiva, in quanto, è opinione assai diffusa, dopo questa età il recupero può essere soltanto parziale, vale a dire che le “fondamenta” non consentiranno un’ottimale disponibilità allo sviluppo di capacità e abilità più evolute, quali quelle richieste dalla pratica di uno sport. E non solo questo, ma ciò che è più grave è che l’individuo non sarà completamente dotato delle capacità che gli consentiranno di interagire efficacemente con l’ambiente circostante in tutte le situazioni, vale a dire che manifesterà una carenza delle funzioni sensopercettivo- motorie e delle capacità dell’effettore.
Su queste “fondamenta”, come si evince dalla figura 1, al livello immediatamente superiore si costruiscono i presupposti alle prestazioni di tipo sportivo, che verranno richieste successivamente.
Tra pre-requisiti e presupposti è necessario fare una netta distinzione. I presupposti (dei pre-requisiti sia è già parlato), sono quelle condizioni-valenze che devono essere realizzate e, quindi, presenti, affinché si possano sviluppare abilità motorie specifiche, ovvero capacità di prestazione in una determinata specialità. Ciò sta a significare che la formazione dei presupposti è orientata in funzione di ciò che è sovrastante. I presupposti coordinativi e condizionali degli sport di significato qualitativo sono, ad esempio, notevolmente differenti rispetto a quelli degli sport a carattere ciclico o degli sport situazionali, basti pensare all’attività neuro-psichica (open e closed skill) e alle prestazioni dell’effettore in termini biomeccanici e bioenergetici. In sostanza, i presupposti sono quegli adattamenti cognitivi, coordinativi, morfologici e funzionali che vengono programmati e realizzati per mezzo di un allenamento finalizzato, in funzione, chiaramente del successivo conseguimento di competenze motorie specifiche.
Al livello superiore c’è la tecnica sportiva, quell’insieme articolato di azioni che consente l’acquisizione degli obiettivi situazionali. La tecnica è un movimento progettato, programmato, organizzato nello spazio e nel tempo dalla mente e dal sistema nervoso e realizzato dall’effettore tramite contrazioni muscolari e spostamento di leve. Trattandosi di atti motori (tecniche di combattimento) che sono il risultato di un alto livello di integrazione tra capacità cognitive (attività neuro-psichica che precede il movimento finalizzato) e parametri esecutivi (coordinativi e condizionali) del movimento stesso, necessita che dispongano di validi presupposti, per potersi sviluppare ai massimi livelli. Negli sport di combattimento le tecniche sono spesso numerose e diversificate in quanto devono far fronte ad esigenze situazionali molto varie, il che determina problemi di apprendimento di non piccola entità, che richiedono un buon livello di sviluppo anche delle capacità cognitive individuali.
Alla sommità c’è il pensiero che indirizza tutte le capacità cognitive e finalizza ed organizza razionalmente tutto il comportamento motorio: la tattica. A questo livello si concreta e si rende disponibile tutto quanto è stato ricostruito precedentemente. In questo contesto le capacità intellettive e cognitive individuali sono di fondamentale importanza per l’apprendimento e l’interiorizzazione di tutto ciò che è funzionale alla gestione di tutte le risorse individuali, e al proprio sviluppo, in un processo critico che praticamente non ha limiti e che si autoalimenta ad ogni cimento.
Si può comprendere perfettamente che fatti di una tale complessità non possono che essere gestiti all’interno di un contesto progettuale e successivamente programmatico di ampio respiro in un arco di tempo adeguato ai tempi psico-fisiologici delle risposte adattative del sistema biologico umano, sia che si tratti di preadolescenti ed adolescenti, sia che si tratti di individui adulti.
Impostare frettolosamente le fondamenta, realizzare lacunosamente i presupposti ed andare subito allo specifico porta ad una acquisizione della tecnica molto veloce all’inizio e, quindi, a qualche risultato, ma senza prospettive per il futuro.
Sostanzialmente, dopo i primi risultati gratificanti, la capacità di prestazione non progredisce più o progredisce in modo insoddisfacente. Accade che, a fronte di notevoli quantità di energie psico-fisiche profuse, si ottengano risultati molto scarsi. La tattica, a questo punto, diventa quasi inaccessibile, o può strutturarsi solo a livello elementare, perché, avvalendosi della tecnica come mezzo, ha nella tecnica e nei suoi presupposti il fattore limitante.
In conclusione si può affermare che la molta fatica e lo scarso risultato danno luogo ad una situazione insostenibile, ad un indebolimento della motivazione e, quindi, con molte probabilità, all’abbandono.
Ciò ha particolare rilevanza quando, come spesso accade, i giovani praticanti passano alle classi di età dove sono richieste prestazioni molto evolute, e si manifesta in modo inequivocabile l’inadeguatezza della loro capacità al livello richiesto per essere competitivi e, soprattutto, nasce la convinzione che la situazione è senza reali prospettive.
Questa situazione è il risultato di un errore di progettazione e di programmazione e scaturisce, tra l’altro, dalla non chiara comprensione del concetto di “prestazione relativa” nelle varie fasi dell’apprendimento. Infatti, l’apprendimento è costituito da fasi scandite e da obiettivi parziali, che richiedono investimento di energie, e la gratificazione è costituita dall’acquisizione dell’obiettivo capacità-abilità prefissato, vale a dire dalla percezione dei propri progressi nella capacità di “prestazione relativa” e dalla sua acquisizione, all’interno del processo di costruzione di quella più elevata. Si tratta di un circolo virtuoso che si deve autoalimentare del piacere che scaturisce dal proprio progredire. Soltanto a queste condizioni è possibile chiedere un impegno progressivo, quindi, mobilitazioni di maggiori risorse psico-fisiche, ed accompagnare i praticanti verso i livelli di prestazione richiesti dalle competizioni. Onorare, quindi, il concetto di educazione motorio-sportiva significa guidare l’individuo verso la propria realizzazione nell’ambito della specialità prescelta ed eventualmente, verso l’impegno agonistico.
Allenamento – Educazione – Socializzazione L’allenamento è un insieme di pratiche progettate, programmate e organizzate, secondo procedure metodologicamente corrette, in funzione di obiettivi sportivi generali e specifici. Esso è il contesto altamente specialistico nel quale si realizza anche un’importante funzione educativa sociale e socializzante. Infatti, educare significa modificare in modo permanente e socialmente accettabile, secondo esigenze che vanno anche oltre il contesto specifico, il comportamento dei praticanti.
Poiché il concetto di educazione è legato a quello di personalità e di socialità, in quanto l’individuo interagisce con gli altri individui, e poiché il concetto di socializzazione esprime quell’insieme di processi interattivi dell’individuo all’interno di una collettività che trasforma il Genotipo in Fenotipo Sociale, ne consegue che gestire correttamente le situazioni di allenamento comporta, necessariamente, fare anche opera educativa. Le specialità praticate dalla FIJLKAM, secondo una determinata ottica, attivano in modo molto efficace quell’insieme di processi che interessano positivamente tutte le dimensioni della personalità.
La connotazione più importante e di maggior valenza educativa e socializzante è l’organizzazione del comportamento motorio che si esprime per mezzo di azioni simbolicamente aggressive. Tale condizione viene realizzata tramite un severo controllo delle azioni di attacco e di difesa, attiva e passiva, che mantiene la situazione all’interno di un elevato grado di sicurezza. I meccanismi che vengono attuati sono i seguenti:
  • Interazione psico-motoria. Nel contesto dell’allenamento e della gara vi è la costante ed esplicita presenza di componenti simboliche e rituali nei comportamenti psicomotori degli individui in azione, e ciò determina una situazione che induce i praticanti all’interiorizzazione di comportamenti, nei quali l’aggressività si esprime in forme rispettose della incolumità e delle dignità reciproca.
    La codificazione della azioni consentite, dei comportamenti accettabili, e la finalizzazione stessa dei comportamenti e delle azioni in funzione del conseguimento della superiorità-punteggio, mantiene l’interazione oppositiva nell’ambito di una realistica simulazione del combattimento di antica memoria.
  • Collaborazione e affidamento. Per realizzare un contesto allenante in tutta sicurezza, come in altri sport situazionali, negli sport di combattimento è necessario instaurare con i compagni di pratica un rapporto di reciproco affidamento (rispetto delle regole) e di collaborazione fattiva. Quanto più e quanto meglio si realizzano condizioni di complessità situazionali e dinamismo motorio vicino all’intensità limite, ma con un elevato grado di sicurezza, tanto più e tanto meglio si riuscirà a progredire nell’acquisizione delle abilità specifiche.
    Ciò sta a significare che un efficace allenamento presuppone la capacità di realizzare quelle condizioni che consentono di costruire, secondo necessità, situazioni di complessità e di dinamismo motorio assai vicine a quelle limite, che si trovano in gara.
    Per potersi allenare in queste condizioni, bisogna che i praticanti acquisiscano progressivamente la capacità di autocontrollo assoluto, al fine di evitare di sorpassare i limiti di sicurezza, e che vivano i piccoli incidenti di percorso in totale serenità, accettandoli come errori e non come minacce alla propria incolumità.
    Una vasta gamma di esercizi con il partner “condizionato” consente di sviluppare progressivamente, e senza particolari difficoltà, tutte le abilità motorie specifiche e i componenti tattici più evoluti, evitando così di andare incontro a rischi di una qualche importanza.
    Vi è, inoltre, la necessità di cambiare spesso partner, che è determinata dall’esigenza di variare continuamente (entro certi limiti) le situazioni-stimolo, al fine di accumulare informazioni relative a una vasta gamma di comportamenti psico-motori individuali in combattimento, che è l’indispensabile presupposto alla maturazione di abilità tattiche individuali molto evolute.
  • Solidarietà. La consapevolezza dell’importanza del partner-avversario e delle sue valenze, per poter progredire personalmente nell’acquisizione delle capacità di prestazione, comporta l’instaurazione di un rapporto di collaborazione molto stretto, che coinvolge la dimensione affettivo-morale della personalità e che porta all’instaurazione di un rapporto di profonda solidarietà, che difficilmente si incrina quando il partneravversario di allenamento diventa antagonista in gara. Il “sudare insieme”, l’essere “attaccato”, e "attaccare" il “subire” o il “prevalere” all’interno di un processo intenzionalmente creato e che consente il “progredire insieme”, comporta il riconoscimento dell’altro e del suo valore, che è il fondamento del rapporto di profonda solidarietà che nasce tra partner, e il cui valore educativo risulta evidente. In sostanza, la verifica continua, all’interno delle situazioni di allenamento, delle proprie valenze e dei propri limiti e la constatazione dell’indispensabilità della collaborazione del partneravversario per il loro superamento, attivano processi molto efficaci di comunicazione e di socializzazione, che vengono ulteriormente rafforzati dal contesto del sodalizio sportivo.

In conclusione, da ciò emerge che l’esercizio di comportamenti e pratiche intenzionalmente aggressivi ma non violenti, nell’ambito di un contesto sportivo-rituale, governato da regole molto precise e severe, determina l’interiorizzazione, da parte dei praticanti, di valori che, come si è visto, sono esattamente agli antipodi rispetto ai modelli sociopatici della virilità aggressiva, proposti da un certo tipo di cinematografia, purtroppo molto diffusa.